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20/12/2004
TUTTI AL POLITEAMA


Sabato 11 dicembre, gli alunni della Scuola Elementare di San Floro, accompagnati dal Prof. Varano, dal Sindaco Nunziata Bressi e dagli Assessori Barbara Basile e Vincenzo Genovese, hanno assistito allo spettacolo “Il Piccolo Principe”.
Per i bambini è stata la prima visita ufficiale al Politeama, il sontuoso teatro del capoluogo di Regione che ha contribuito al “rinascimento” culturale della città, divenendone il simbolo. Il Politeama, motivo di orgoglio e soprattutto di riscatto per i catanzaresi, ha dunque aperto le porte alle scolaresche del circondario per effondere anche nei giovanissimi l’amore per il teatro, ma soprattutto per sfatare il falso mito che vede questo tempio della cultura esclusivamente legato alla mondanità.
Facendo ingresso nel teatro, i piccoli allievi sono rimasti incantati dalla magia di questo luogo e hanno puntato le loro testoline verso l’alto per ammirarne i fregi e i magnifici decori. Lo spettacolo, poi, li ha letteralmente rapiti per la delicatezza della storia narrata e per la mirabile messa in scena realizzata dalla Compagnia Mannini – Dall’Orto.
L’opera, tratta dal capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry pubblicato nel 1945, è un testo “sempre verde” della narrativa per ragazzi, un classico tuttora attuale, adatto anche ad un pubblico adulto, poiché, dietro le false spoglie di una fiaba, nasconde la metafora della vita e racchiude una morale edificante valida anche per i più grandi. Tratta, infatti, temi universali, quali il rispetto della diversità (il Piccolo Principe è un essere proveniente da un altro pianeta), la ricchezza che produce lo scambio e il dialogo con questo “diverso”, ma soprattutto dell’importanza dell’ amicizia, valore supremo che consiste nel creare un legame solido e speciale, tale da far sì che ciascuno sia il “solo” e l’”unico” per l’altro.
La storia narra del viaggio fantastico del Piccolo Principe, approdato sulla terra in cerca di amici da un pianeta lontano, dove ha lasciato una rosa “capricciosa” che egli accudisce con tutto il suo amore e la sua dedizione.
Giunto sulla terra, egli racconta ad un aviatore in panne nel deserto (il primo essere umano con il quale egli ha un contatto ravvicinato) le avventure vissute su altri pianeti dove è incappato in bizzarri personaggi (un re, un uomo d’affari, un geografo e via dicendo).
Il Principe scopre che sulla terra esistono migliaia di rose come la sua e ne rimane deluso poiché credeva che la sua fosse l’unica rosa esistente.
Dopo lunghe peregrinazioni, incontra una volpe che riaccende in lui un barlume di speranza proponendogli di divenire sua amica, cioè di essere addomesticata. Questo è il vero senso ed il segreto dell’amicizia: addomesticare l’altro. Essere amici comporta l’addomesticarsi a vicenda, ma non nella comune accezione che noi attribuiamo a questo termine, bensì da ascriversi ad un significato tutto nuovo.
E’ proprio la volpe che ne spiega il senso durante il dialogo col principe e, di riflesso, questo messaggio giunge con immediatezza anche al pubblico.

“ Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata.
Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri.
Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra.
Il tuo, mi farà uscire dalla tana come una musica.
E poi, guarda! Vedi laggiù, in fondo dei capi di grano?
Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile.
I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste!
Ma tu hai dei capelli color dell’oro.
Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata.
Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te.
E amerò il rumore del vento nel grano…”

L’amicizia, dunque, è vista come dono. Come tale necessita di cure e attenzioni, deve essere coltivata a lungo e richiede del tempo da dedicare alla persona del cuore “prescelta”.
L’incontro con la volpe è decisivo per il Piccolo Principe perché gli fa comprendere ciò che rende la sua rosa unica e speciale rispetto alle miriadi di rose che ha visto sulla terra, apparentemente simili alla sua: sono il tempo e le cure che lui le ha riservato.

“Voi siete belle, ma siete vuote” disse ancora. “Non si può morire per voi.
Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi assomigli,
ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata.
Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro.
Perché è lei che ho riparata col paravento
Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle).
Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere.
Perché è la mia rosa”.

Il Principe apprende grazie alla volpe una fondamentale lezione di vita che egli, prima del commiato, ripete tra sé e sé: “Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Barbara Basile