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La devozione dei sanfloresi

L'anno successivo al 1765 (anno del testamento), si cominciò a rispettare quell'impegno che i sanfloresi avevano preso con il Santo Patrono.
L'amministrazione comunale si adoperò per fare in modo che San Floro avesse i suoi cinque rotoli (all'epoca le unità di misura non erano unificate, e potevano variare da luogo a luogo pur conservando lo stesso nome. Nel Regno delle Due Sicilie, nel Periodo Borbonico, Un rotolo corrispondeva a 890,9 grammi) di cera lavorati.
La popolazione da parte sua, già alcuni giorni prima, cominciò ad andare per le campagne per portare nel paese le "spinare", arbusti dai quali poter ricavare le corone di spine.
Le persone del clero prepararono quella prima domenica di maggio con un entusiasmo che si può solo immaginare: era passato poco meno di un anno dalla fine della peste per opera di San Floro, il ricordo era ancora vivo di quel flagello ed ognuno di loro aveva perso almeno un congiunto, un parente, un amico.

E' da 1766 che puntualmente ogni prima domenica di maggio viene rispettato quel rito.
Gli amministratori, tutti insieme, partendo dal palazzo municipale si recano in chiesa per portare in devozione i ceri al Santo Patrono.
Qualche giorno prima viene montato un palco nella piazza del paese sul quale verrà celebrata la messa.
Nella prima mattinata, alcuni cittadini devoti al Santo, preparano i cosiddetti "vuturiaddhi": dolci di farina ricoperti di zucchero, raffiguranti sagome uname.
I "vuturiaddhi" vengono offerti al Santo per "voto", per avere una grazia. durante la messa vengono offerti, ai pellegrini che, facendo una piccola offerta alla chiesa, possono portare a casa un dolce buonissimo e rappresentativo della devozione dei sanfloresi nei confronti del loro santo patrono.
La Messa viene celebrata dal parroco di S. Floro, affiancato sempre da un altro sacerdote che ricorda il perchè di questa giornata.
Successivamente, il segretario comunale, legge il Testamento da una fotocopia dell'originale. Singolare è il momento in cui tutta la piazza ascolta la lettura del rògito con ginocchia piegati proprio come lo stesso testamento cita tra le proprie righe.
Alla fine della Messa, d'obbligo è la processione per le strade del paese.
al rientro in chiesa il Santo viene visitato e salutato da tutti i devoti che si soffermano qualche secondo davanti la statua per recitare sottovoce una preghiera o per ricordare al Santo la propria necessità di una grazia.

Notevole è l'impegno profuso dai sanfloresi emigrati in tutta Italia per cercare di essere presenti in questa giornata. Tanti riescono a liberarsi dagli impegni di lavoro per essere presenti in quella che viene considerata la festa più bella, la giornata lontana dalle vacanze e dalle ferie, utile, oltre che a manifestare la propria devozione, a rivedere parenti ed amici.